Lavoratore turnista Cassazione: danno da usura psicofisica
La sentenza sul lavoratore turnista Cassazione (ord. n. 27307 del 13 ottobre 2025) riconosce che il danno da usura psicofisica per mancata pausa può essere provato per presunzioni quando la condotta datoriale è reiterata e sistematica. La decisione richiama il rispetto del D.Lgs. 66/2003 su orario di lavoro e pause.

Lavoratore turnista Cassazione: il caso
La controversia esaminata dalla Corte riguardava un gruppo di lavoratori turnisti che lamentavano la mancata fruizione della pausa giornaliera durante i turni di servizio prolungati, superiori a sei ore consecutive.
I giudici di primo grado avevano riconosciuto la violazione e disposto il risarcimento del danno da usura psicofisica, rilevando come l’assenza di pause regolari avesse inciso negativamente sul benessere psico-fisico dei dipendenti.
La Corte d’Appello ha poi confermato la decisione, precisando la distinzione tra la pausa pranzo e la pausa breve di 10 minuti, che deve essere garantita anche nei turni continuativi per consentire il recupero delle energie fisiche e mentali.
Lavoratore turnista Cassazione: la decisione
La Cassazione ha respinto il ricorso dell’azienda. La condotta datoriale, protratta nel tempo, costituisce violazione sistematica del diritto alla pausa. In tali casi il danno alla salute può essere presunto, senza necessità di prova medica specifica, poiché la lesività discende dalla reiterazione dell’inadempimento.
Il principio affermato
«In tema di danno da usura psicofisica per mancata pausa lavorativa, è legittimo il ricorso alla prova presuntiva ove la condotta datoriale sia reiterata e sistematica.»
Il principio tutela il lavoratore impegnato in turni prolungati, riconoscendo che la mancata pausa incide concretamente su salute e benessere.
Pausa lavorativa: cosa prevede la legge
L’art. 8 del D.Lgs. 66/2003 stabilisce che:
- chi lavora più di sei ore ha diritto a una pausa;
- durata e modalità sono definite dalla contrattazione collettiva;
- la pausa serve al recupero delle energie fisiche e mentali.
La pausa breve non coincide con la pausa pranzo: va garantita anche nei servizi continuativi (ad es. sanitari o di emergenza).
Implicazioni operative
- Datori di lavoro: programmare i turni garantendo le pause obbligatorie; il mancato rispetto può generare responsabilità risarcitoria.
- Lavoratori: in presenza di prassi costante di mancata pausa, il danno può essere riconosciuto anche per presunzioni.
Conclusione
La sentenza n. 27307/2025 della Cassazione ribadisce che la tutela della salute dei lavoratori passa anche attraverso il rispetto delle pause.
Il recupero delle energie è un diritto, non una concessione.
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