Videosorveglianza dipendenti pubblici: quando la sanzione è illegittima
La videosorveglianza dipendenti pubblici continua a essere uno dei temi più delicati per Comuni ed enti locali. Un recente provvedimento del Garante Privacy ha chiarito che le immagini registrate da un impianto installato senza il rispetto delle garanzie previste dalla legge non possono essere utilizzate per sanzionare disciplinarmente un lavoratore.
Con il Provvedimento n. 70 del 12 febbraio 2026, il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha ribadito un principio fondamentale: la videosorveglianza dipendenti pubblici deve rispettare sia le norme privacy sia le garanzie previste dallo Statuto dei Lavoratori.
In caso contrario, le immagini raccolte non possono essere utilizzate per contestare disciplinarmente il dipendente.
In breve: un Comune ha utilizzato le immagini delle telecamere per contestare il comportamento di un lavoratore. Il Garante ha dichiarato illecito il trattamento dei dati e ha sanzionato l’ente.

Videosorveglianza dipendenti pubblici: il caso esaminato dal Garante
La vicenda nasce dal reclamo di un dipendente comunale.
L’amministrazione aveva installato quattro telecamere all’interno e all’esterno di un magazzino comunale con l’obiettivo di tutelare il patrimonio dell’ente dopo alcuni episodi di furto.
Successivamente le immagini sono state utilizzate per contestare alcuni comportamenti del lavoratore.
Il problema?
L’impianto era stato installato senza accordo sindacale e senza autorizzazione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
Perché il trattamento è stato considerato illecito
Secondo il Garante, anche se il personale utilizza il magazzino solo occasionalmente, il sistema era comunque idoneo a controllare l’attività lavorativa.
Per questo motivo trovava applicazione l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori.
L’ente avrebbe dovuto ottenere:
- accordo sindacale;
- autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro;
- informativa ai lavoratori;
- corretta gestione privacy.
In assenza di questi requisiti, il trattamento dei dati è risultato illecito.
Videosorveglianza dipendenti pubblici: cosa dice il Garante
Il provvedimento conferma un principio spesso sottovalutato.
Le telecamere non rappresentano soltanto uno strumento di sicurezza.
Sono un sistema di trattamento dei dati personali e devono essere gestite secondo le regole previste dal GDPR e dalla normativa lavoristica.
Videosorveglianza dipendenti pubblici e sanzioni disciplinari
Solo se sono state raccolte legittimamente.
Il Garante ha chiarito che le informazioni ottenute attraverso un impianto installato in violazione dell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori non possono essere utilizzate per finalità disciplinari.
In pratica, se il sistema nasce in modo irregolare, anche il successivo utilizzo delle immagini diventa illegittimo.
Videosorveglianza dipendenti pubblici: quali rischi per l’ente
La mancata regolarizzazione dell’impianto può comportare diverse conseguenze.
Tra le principali:
- inutilizzabilità delle immagini;
- contestazioni da parte dei lavoratori;
- provvedimenti del Garante Privacy;
- sanzioni amministrative;
- contenziosi con il personale.
Esempio di videosorveglianza dipendenti pubblici
Un Comune installa telecamere in un deposito comunale per prevenire furti e danneggiamenti.
Le immagini mostrano un comportamento ritenuto scorretto da parte di un dipendente.
L’ente avvia il procedimento disciplinare utilizzando i filmati.
Se però l’impianto non è stato autorizzato correttamente, le immagini potrebbero non essere utilizzabili e la contestazione rischia di perdere efficacia.
Videosorveglianza dipendenti pubblici: cosa deve fare l’ente
Prima di installare o utilizzare un sistema di videosorveglianza è opportuno verificare tutti gli adempimenti normativi.
Verificare l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori
Occorre valutare se l’impianto può comportare il controllo dell’attività lavorativa.
Predisporre la documentazione privacy
Informative, registri dei trattamenti e procedure devono essere aggiornati e coerenti con il sistema installato.
Effettuare la DPIA
Quando richiesto, la valutazione d’impatto deve essere svolta prima dell’attivazione dell’impianto e con il coinvolgimento del DPO.
Formare i soggetti coinvolti
Personale autorizzato, responsabili e amministratori devono conoscere le regole di utilizzo del sistema.
Perché questo provvedimento è importante
Il Garante ha ricordato che la videosorveglianza non può essere gestita come un semplice impianto tecnologico.
Serve una corretta governance che coinvolga diritto del lavoro, protezione dei dati personali e organizzazione interna.
Per gli enti pubblici e per i datori di lavoro il messaggio è chiaro: prima di utilizzare le immagini raccolte dalle telecamere è necessario verificare che tutto il sistema sia stato progettato e gestito nel rispetto della normativa.
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Fonti
- Provvedimento del Garante per la Protezione dei Dati Personali n. 70 del 12 febbraio 2026.
- Garante per la Protezione dei Dati Personali
- Normattiva – Art. 4 Statuto dei Lavoratori
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