Licenziamento per assenteismo: cosa dice davvero la Cassazione
Il licenziamento per assenteismo è tornato al centro dell’attenzione dopo una recente decisione della Cassazione. Molte aziende pensano che troppe assenze per malattia bastino per interrompere il rapporto di lavoro, ma la realtà è molto più complessa.
Con l’ordinanza n. 5469 dell’11 marzo 2026, la Corte ha chiarito quando il datore di lavoro può davvero procedere e quali errori rischiano di trasformarsi in una causa di lavoro.

Licenziamento per assenteismo: il caso analizzato dalla Cassazione
La vicenda riguarda un lavoratore di un importante polo logistico.
Secondo l’azienda, il dipendente risultava spesso assente per malattia, soprattutto in coincidenza con specifici turni di lavoro. Questo comportamento aveva creato difficoltà organizzative, aumento dei costi e problemi nella gestione dei turni.
Per questo motivo, la società aveva deciso di procedere con il licenziamento.
Il punto centrale? L’azienda sosteneva che la prestazione lavorativa fosse diventata “inutile” a causa delle continue assenze.
Cosa cambia davvero per le aziende
La Cassazione, però, ha fatto una distinzione molto importante.
Le troppe assenze non bastano automaticamente a dimostrare uno “scarso rendimento”.
Se le assenze dipendono da malattia regolarmente certificata, il datore di lavoro non può semplicemente sostenere che il lavoratore renda poco.
Il vero elemento decisivo diventa invece il superamento del periodo di comporto.
Cos’è il periodo di comporto
È il periodo massimo di assenza per malattia durante il quale il lavoratore conserva il posto di lavoro.
Superato quel limite previsto dal contratto collettivo, il licenziamento può diventare legittimo.
Ma attenzione: senza verifica del comporto, il rischio di contestazioni è molto alto.
Errore comune: confondere assenteismo e scarso rendimento
Molte aziende commettono questo errore.
Vedono un numero elevato di assenze e parlano subito di scarso rendimento.
In realtà, dal punto di vista giuridico, la situazione è diversa.
- Le assenze per malattia certificate sono tutelate;
- Lo scarso rendimento richiede prove precise;
- Serve dimostrare una responsabilità del lavoratore;
- Conta anche il rispetto del comporto previsto dal CCNL.
È proprio qui che nascono molti contenziosi.
Licenziamento per assenteismo: cosa deve fare l’azienda
Prima di procedere con un licenziamento legato alle assenze, è fondamentale verificare alcuni aspetti:
- calcolo corretto del periodo di comporto;
- tipologia delle assenze;
- documentazione medica;
- previsioni del CCNL applicato;
- impatti organizzativi realmente dimostrabili.
Agire senza una verifica preventiva può esporre l’azienda a cause di lavoro, reintegri o richieste economiche importanti.
Attenzione a questo punto
Non tutte le assenze “sospette” consentono automaticamente il licenziamento.
La Cassazione ribadisce un principio molto chiaro: servono elementi concreti e una gestione corretta del rapporto di lavoro.
Quando si parla di assenze, malattia e organizzazione aziendale, improvvisare è spesso il modo più veloce per finire davanti a un giudice.
Gestire male assenze, comporto e documentazione può creare problemi molto più seri di quanto sembri.
Per questo è importante conoscere bene obblighi, limiti e responsabilità del datore di lavoro.
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Fonti ufficiali:




