Responsabilità del datore di lavoro anche senza mobbing: cosa ha chiarito la Cassazione
La responsabilità datoriale Cassazione torna al centro dell’attenzione con una recente ordinanza che chiarisce un principio fondamentale: anche in assenza di mobbing, il datore di lavoro può essere chiamato a rispondere dei danni subiti dal lavoratore se viola l’obbligo di tutela della salute e della dignità personale, previsto dall’art. 2087 del Codice civile.
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con ordinanza n. 27685 del 16 ottobre 2025, ha ribadito che la protezione del lavoratore non dipende esclusivamente dall’esistenza di un intento persecutorio, ma dal rispetto concreto degli obblighi di prevenzione e protezione.

Responsabilità datoriale Cassazione: il caso esaminato
La vicenda trae origine dal ricorso di un lavoratore che lamentava una serie di comportamenti datoriali ritenuti lesivi della propria salute e della propria dignità professionale.
In particolare, venivano contestati:
- l’assegnazione di nuove mansioni senza adeguata valutazione;
- la mancata considerazione di condizioni di salute già note;
- episodi ripetuti di scherno e mortificazione sul piano personale.
In primo grado la domanda era stata respinta. La Corte d’Appello aveva escluso la presenza di un disegno persecutorio sistematico, ritenendo quindi insussistente il mobbing.
Responsabilità datoriale Cassazione: cosa ha chiarito la Corte
La Cassazione ha ribaltato questa impostazione, chiarendo che la responsabilità datoriale Cassazione ex art. 2087 c.c. può sussistere anche senza mobbing.
Secondo la Corte:
- il mobbing richiede un intento persecutorio sistematico;
- l’art. 2087 c.c. tutela invece la salute e la personalità morale del lavoratore anche in presenza di singole condotte colpose o omissive;
- è sufficiente che il datore non abbia adottato tutte le misure idonee a prevenire un danno prevedibile.
In altre parole, l’assenza di mobbing non esclude automaticamente la responsabilità del datore di lavoro.
Il principio affermato dalla Cassazione
Il principio espresso è chiaro:
il datore di lavoro risponde dei danni subiti dal lavoratore quando viola l’obbligo di tutela della salute e della dignità personale, anche in assenza di un intento persecutorio.
La responsabilità datoriale Cassazione si fonda quindi su un dovere di protezione attivo, che impone al datore di lavoro di prevenire situazioni organizzative o relazionali potenzialmente dannose.
Cosa significa per aziende e datori di lavoro
Questa pronuncia rafforza un messaggio già presente nella normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro:
- la tutela del lavoratore non è limitata ai rischi fisici;
- anche il benessere psicologico e organizzativo rientra negli obblighi datoriali;
- l’azienda deve valutare e gestire i rischi derivanti da carichi di lavoro, mansioni, clima interno e relazioni professionali.
La prevenzione non riguarda solo macchine e ambienti, ma anche le modalità di organizzazione del lavoro.
Riferimenti normativi ufficiali
- Art. 2087 Codice civile – Normattiva
https://www.normattiva.it - Ministero del Lavoro – Salute e sicurezza
https://www.lavoro.gov.it
Conclusione
La responsabilità datoriale Cassazione ribadisce che la tutela della salute e della dignità del lavoratore è un obbligo centrale e continuo.
Anche senza mobbing, il datore di lavoro è chiamato a rispondere quando non adotta tutte le misure necessarie a prevenire danni prevedibili.
Promuovere una corretta cultura della sicurezza significa conoscere questi principi e integrarli nella gestione quotidiana delle persone e dei processi.
👉 Per approfondire il tema della tutela della salute dei lavoratori, leggi anche l’articolo “Lavoratore turnista Cassazione: danno da usura psicofisica”.